Augusto sapeva che
il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe
derivato dal
consolato. Nel
23
a.C.,
rinunciò a questa carica,
ma si assicurò il controllo effettivo, assumendo alcune
"prerogative" legate alle antiche magistrature repubblicane.
Gli fu, innanzitutto, garantita a vita la tribunicia
potestas, legata in origine alla magistratura dei
tribuni della plebe,
che gli permetteva di convocare il
Senato, di decidere,
porre questioni avanti ad esso, porre il veto alle decisioni
di tutte le magistrature repubblicane e di fruire della
sacrale inviolabilità della propria persona. Ricevette,
inoltre, l'imperium proconsolare maximo, ossia il
comando supremo su tutte le milizie in tutte le
provincie(questo era uno delle prerogativa del proconsole
nella regione di sua competenza). Il conferimento da parte
del Senato di queste due prerogative
gli dava autorità suprema
in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio.
Il
27
a.C. e il
23
a.C. segnano le
principali tappe di questa vera e propria riforma
costituzionale, con la quale si considera che Augusto
assumesse concretamente i
poteri propri di
imperatore di Roma.
Egli tuttavia fu solito usare titoli quali "Principe"
o "Primo Cittadino".
Con i nuovi
poteri che gli erano stati conferiti, Augusto
organizzò
l'amministrazione dell'Impero
con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione
standardizzata; creò una struttura di servizio civile
formata da cavalieri e da uomini liberi (mentre in
precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici
per i soldati al momento del congedo. Suddivise le province
in senatorie (controllate da proconsoli di nomina senatoria)
ed in imperiali (governate da legati imperiali).
Fu un
maestro nell'arte della
propaganda,
favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La
pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una
nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei,
come
Orazio,
Livio e soprattutto
Virgilio. La
celebrazione di giochi ed eventi speciali
rafforzavano la sua popolarità.
Augusto inoltre per primo creò un corpo di
vigili, ed una
forza di
polizia per la città
di
Roma, che fu
suddivisa amministrativamente in 14 regioni.
Il
controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il
suo successore, nonostante il formale rispetto della forma
repubblicana.
Inizialmente si rivolse al nipote
Marco Claudio Marcello,
figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la
figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel
23
a.C.: alcuni degli
storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente
infondata, che fosse stato avvelenato da
Livia Drusilla,
moglie di Augusto.
Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra",
Agrippa. Da questa
unione nacquero tre figli:
Caio Cesare,
Lucio Cesare e
Postumo (così
chiamato perché nato dopo la morte del padre). I due
maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i
suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età.
Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del
primo matrimonio di Livia)
Tiberio e
Druso, che
conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord.
Dopo
la morte di Agrippa nel
12
a.C., il figlio di
Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di
Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a
dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che
era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò
in esilio volontario a
Rodi. Dopo la morte
precoce di Caio e Lucio nel
4
e
2
a.C.
rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso
maggiore (9
a.C.), Tiberio fu
richiamato a
Roma e venne
adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio
erede.
Il
9
agosto
14,
Augusto morì.
Poco dopo il
Senato decretò il
suo inserimento fra gli
dei di Roma. Postumo
Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia
Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si
ignora chi avesse ordinato la sua morte, ma
Tiberio ebbe la via
libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il
padre adottivo.
Gli Imperatori Romani