STORIA SINTETICA DELLA FONDAZIONE DI ROMA
La
documentazione archeologica fa iniziare il racconto della
Nascita
di Roma fin dal periodo arcaico (circa 22.000 anni fa), quando una razza
indoeuropea presente nella penisola, iniziò ad evolversi fino a divenire italica.
Queste popolazioni si insediarono, prevalentemente sugli altopiani tra il Lazio e
l'Abruzzo, nella Marsia, e nella conca del Fucino, dove si alterneranno per
circa 8000 anni.
Questi gruppi etnici a causa delle mutate condizioni
climatiche si spostarono gradatamente
sulle coste, in prossimità del mare o
dei laghi per procurarsi il cibo con maggiore abbondanza. Questo
movimento durò sembra fino all'anno 12.000 a.c.
Si svilupparono anche altre popolazioni sugli Appennini Tosco-Emiliani, in
Abruzzo e nel
Lazio
fino alla comparsa, nel Neolitico (verso il 3000 a.c.) dei primi
proto-agricoltori. Questi abbandonata la fase del nomadismo,
formarono i primi villaggi
e i primi agglomerati abitativi. Prima nelle grotte e
successivamante nelle capanne con palafitte oppure successivamente in pietra. Di questo periodo
sono state anche ritrovate le prime fortificazioni.
Successivamente,
intorno all'anno 2000 a.c. sopraggiungono in Europa intense migrazioni di
popolazioni delle grandi civiltà orientali che cambiano nel corso di un
breve periodo la fisionomia delle popolazioni su tutta la penisola italica, mentre circa un millennio dopo, da Sud, dal mare, risalgono le coste
italiche altri gruppi di indoeuropei, anche se quest'ultime sono molto diverse
dalle prime come cultura: provengono da diverse aree: dall'Egeo,
dall'Anatolia, e dalla costa libano-palestinese.
In varie ondate i primi (i
danubiani) iniziarono a scendere nella pianura Padana espandendosi
soprattutto nel Veneto, poi negli Appennini Bolognesi, dopo fino al Lazio;
mentre i secondi (giunti via mare) con consistenti gruppi, toccate le prime
coste italiche, le Puglie, la Sicilia, la Calabria, la Sardegna, la
penisola la risalirono più tardi, navigando nel Tirreno, insediandosi in
Umbria e in Toscana (Etruschi).
Dopo circa un paio di secoli, seguì una seconda ondata migratoria, sempre dall'Egeo, che approdò nelle regioni meridionali, creando la cosiddetta Magna Grecia.
Intormo all'anno 1000 a.c. la civiltà Etrusca si espande in Italia.
Erodoto,
grande storico greco, (484 a.c.) forse il padre di tutti gli storici,
scrivendo nel 450 a.C. sull'origine degli Etruschi, riconnette questo popolo
con la Lidia.
Una popolazione emigrata per una grave carestia. Grazie all'archeologia,
con i suoi ritrovamaneti, abbiamo dei veri e propri documenti che
testimoniano
questi fatti...
Nel frattempo un gruppo di
navigatori (probabilmente
Fenici,
dominatori del Mediterraneo), comandati da
Tyrsènoi
(nome citato dagli Egiziani) attraccò lungo le coste italiche e in Sardegna
sviluppando così altre etnie.
Tyrsènoi
dette poi il nome al mare che navigò. Divenne così il
Tirreno.
La Sardegna, sembra, era abitata già da 4000 anni, ma era rimasta sempre
(anche perché circondata dal mare) una civiltà molto chiusa verso l'esterno
ma anche molto lacerata al suo interno. Un duplice isolamento che ne limitò
lo sviluppo.
Non ci riuscirono
i Fenici, i Cartaginesi, e appena Tirreno toccò terra, non gli rimase altro
da fare che rimettersi in viaggio per un altra destinazione, non molto
distante: l'isola d'Elba ferrifera, e le colline toscane metallifere.
Questo gruppo etnico si fuse poi con l'emergente
Civiltà Etrusca.
Si sviluppo poi una forma religiosa, quella degli
Dei,
una aristocrazia celeste
con tratti umani e una grande libertà morale. Una religione superiore che
eclissò quella ancora aborigena animistica (culto
nelle quali vengono attribuite
qualità divine o soprannaturali a cose, luoghi o esseri materiali
) com'era
fino allora quella greca.
I primi abitanti delle coste tirreniche
non conoscevano ancora l'aggressività e la prepotenza politica. Nè conoscevano
quell'arroganza che era già un marchio "di fabbrica" degli Etruschi quando
approdarono sulla penisola. Non dimentichiamo che le genti locali gli
Etruschi le volevano schiave nel modo peggiore e quando in seguito
iniziarono con Roma delle trattative per una unione politica volevano
conservare ed estendere anche a Roma questa tracotanza.
Un'altra
civiltà arcaica dell'Italia centrale si stava anche sviluppando
poco lontano dalle sponde del Tevere: Era quella dei
LATINI.
I Latini non si lasciarono condizionare
ma semmai condizionarono (diverrà poi una vera tendenza dei romani). Si
insediarono anche sui Colli Albani. Nella zona dove poi sorgerà Roma, costituì
così il gruppo più
importante.
Nell' anno 780 a.C. la zona dei
Colli Albani
era già disseminata di grandi
villaggi, il più grande dei quali era
Alba Longa.
Al loro interno vi erano già le prime separazione di classi sociali
con le relative aristocrazie. Iniziarono anche le prime inimicizie e
relative animosità con i vicini nel contendersi qualche bosco o appezzamento
di terra.
Questi gruppi avevano un atteggiamento autoritario, di sfruttamento dei subalterni, che fornirva il necessario per vivere e offriva una protezione dai nemici dei paesi vicini, i villaggi di confine e oltre. La nascita di una Lega forse servì alla coalizzzione dei Latini.
Vi erano circa 60 villaggi, disseminati su circa mille chilometri quadrati; quindi con una media di circa sedici chilometri quadrati ciascuno. Furono queste primitive "città" che formano le prime unità territoriali dei Latini.
A parte la leggenda
Romolo, Remo e la Lupa
(questa nascerà più tardi), e di altre leggende ancora più antiche, come
quella di Enea; la tradizione storica antica (abbastanza più affidabile e
realistica) narra che
Romolo
in una di queste controversie tra "piccoli Reucci di campagna", fu
allontanato da
Alba Longa
dallo zio Amulio, un usurpatore a un trono a cui forse Romolo aspirava. Il
nipote abbandonò Alba Longa e
scese nella vallata del
Tevere, deciso a
ritagliarsi uno spazio nei pressi del Palatino; che alla sua base non era
affatto disabitato. C'era gente di ogni razza, incluso qualche latino dei
Colli, forse nelle stesse condizioni di Romolo, cioè privati di prestigio,
di eredità, di prospettive; che avevano preferito uscire dal ghetto
patriarcale per lanciarsi in un avventura alla ricerca di qualcosa di nuovo.
Costoro non aspettavano altro che un capo e una mente dotata di acume
politico, come desidera del resto ogni gruppo isolato, di emigranti o
colonizzatori, in qualsiasi regione del mondo.
Il Palatino
é il Colle che con dieci ettari di superficie si erge e domina -con le sue
formidabili rocce- tre lati. Abbastanza largo per ospitare un grande
villaggio com'era nelle intenzioni di Romolo. Ma soprattutto sembra
luogo ideale per l'insediamento
di un villaggio costruito
su modello Alba Longa (cioè arroccato) che avrebbe quindi potuto difendersi
contro attacchi di nemici.
Stranamente non ci sono testimonianze archeologiche di grandi insediamenti sul colle, ma solo alla base, il luogo in cui sorgeranno in seguito i Fori, il Velabro e il Circo Massimo. Questo dimostra che c'era stato un mutamento nella concezione degli insediamenti, forse dovuto proprio ai primi (abusivi) abitanti già sparpagliati sul luogo, che appartenevano ad un altra stirpe, o a una generazione diversa, non certo a quella rintanata nelle impervie montagne o nei colli in mezzo alle impenetrabili foreste.
Il "nuovo" abitante amava i grandi spazi, la pianura; una natura diversa, di certo più ostile per le piene alluvionali, ma se domate generavano la prosperità che non era un più miraggio ma una realtà solo da raccogliere, anche a tempi brevi, perchè c'era intelligenza e determinazione e più nulla fu lasciato al caso. Ci fu una grande volonta: Quella Romana !
La mentalità era cambiata;
gli scambi attraverso il fiume erano divenuti intensi,
il commercio stava
modificando tutta l'economia; le tecnologie della coltivazioni con il
drenaggio e le arature che facilitavano le semine stavano rivoluzionando tutto
il territorio.
Era inoltre dal fiume che avvenivano i contatti con gente diversa, che portava non solo nuove idee, ma nuove piante, nuovi oggetti, nuovi animali, nuove tecnologie, ma soprattutto dal fiume scendeva quella intraprendenza che è la caratteristica dei colonizzatori; cioè il lavorare sodo. Da quel guado arrivò in questo periodo il primo aratro e la prima scure in bronzo, il primo cavallo, la prima pecora, la prima capra, il primo maiale e il primo tralcio di vite e chissà quante altre cose utili , e quante meraviglie.
La posizione geografica era strategica. E saranno proprio questi fattori che contribuirono a trasformare il semplice villaggio di Romolo in una grande città, che alla sua nascita era già un crocevia di tre mondi diversi in continua evoluzione.
ROMA
nacque perciò da un processo progressivo di fusione di gente diversa,
fondamentalmente delle tre
tribù, Latini, Etruschi e Sabini che costituendo una federazione si fusero
formando la città..Successivamente poi prendendo coscienza della
propria operosità sentirono nascere l'orgoglio di appartenere a questa comunità
così apolide. Forse inizialmente
mediante una forma di federazione tra i villaggi sparsi, poi quando alcuni
interessi che prima erano di un solo gruppo divennero di tutti, e
l'integrazione fu una necessità per progredire più in fretta, piano piano la
federazione si trasformò in una struttura politica unitaria senza uguali.
La nuova grande città cominciò subito a sconvolgere il territorio. S'inserisce immediatamente in maniera sempre più profonda nel sistema di relazioni commerciali verso l'Etruria in un periodo in cui la cultura, la civiltà, il fasto, la ricchezza e la potenza della aristocrazia etrusca avevano raggiunto il culmine; e stavano quasi avvolgendo e coinvolgendo la stessa Roma.
Dopo pochi decenni inizia il periodo di convivenza con alcuni governanti etruschi e gli effetti di questi rapporti non solo culturali ma anche politici si fanno subito sentire nel 616 quando TARQUINIO PRISCO inizia la prima dinastia dei RE romani etruschi; poi gli effetti si faranno ancora di più sentire politicamente quando l'altro etrusco SERVIO TULLIO nel 577 a.c. con una straordinaria lungimiranza politica - che sembrò al momento una megalomania, fece erigere una cintura di mura (le serviane) che racchiusero, proteggendoli, i Sette Colli per circa 1000 anni.
I SETTE RE DI ROMA
| n° | Nome | Origine | Inizio Regno | Fine Regno | Note |
| 1° | Romolo | Latino? | 753 | 717 | leggendario |
| 2° | Numa Pompilio | Etrusco | 715 | 673 | leggendario |
| 3° | Tullo Ostilio | Etrusco | 672 | 641 | incerto |
| 4° | Anco Marcio | Etrusco | 640 | 617 | incerto |
| 5° | L. Tarquinio Prisco | Etrusco | 616 | 579 | incerto |
| 6° | Servio Tullio | Etrusco | 578 | 535 | - |
| 7° | Tarquinio il Superbo | Etrusco | 534 | 510 | - |
C'è da dire che
ROMOLO, scelse cento capi famiglia che avevano con lui fondato la
città ed erano dotati di capacità per costituire il Senato; questi uomini
furono più tardi chiamati patres e i loro discendenti
Patrizi.
(
Secondo le più moderne teorie i patrizi furono invece i discendenti dei Sabini
che conquistarono poi Roma ). Possiamo anche sostenere che i patrizi furono i
membri di famiglie che per la loro forza economica o militare si assicurarono
le terre migliori.
Queste famiglie patrizie, i Valerii, i Cornelii, i Fabii, gli Aemilii e i Claudii furono i veri detentori del potere nella città per i successivi cinque secoli dopo la fondazione di Roma.
